COLLEGIO UNIVERSITARIO DEI CAVALIERI DEL LAVORO
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NEWS 2014/2015
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Giuseppe De Nicolao riflette sulla valutazione della qualità  della ricerca in Italia.
Giuseppe De Nicolao riflette sulla valutazione della qualità  della ricerca in Italia.

Lunedì 3 novembre il Collegio ha ospitato Giuseppe De Nicolao, docente di Ingegneria Informatica e dell'Automazione presso l'Università di Pavia e membro della Redazione di Roars (Return on Academic Research: www.roars.it). Il suo intervento si è concentrato sul metodo della valutazione della ricerca all'interno del sistema universitario italiano e in particolare sui risultati dell’imponente operazione di Valutazione della Qualità della Ricerca che è stata realizzata per la prima volta in Italia sotto la guida dell'ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), sulla base di diversi parametri e utilizzando sia strumenti di tipo bibliometrico sia il metodo della peer review.

Il Prof. Giuseppe De Nicolao,
docente di Ingegneria Informatica e dell'Automazione presso l'Università di Pavia

Il prof. De Nicolao ha evidenziato quelli che sono a suo avviso alcuni limiti gravi e in qualche caso strutturali: la creazione di veri e propri “quadrati magici” bibliometrici, le modalità di classificazione delle riviste scientifiche, l’inaffidabilità delle classifiche che sono state stilate e consegnate all’opinione pubblica. La fretta e l’idea che la competenza scientifica dei docenti coinvolti bastasse a garantire quella nell’esercizio complesso della valutazione sono state fra le cause principali di questi errori.

Nel consueto dibattito con gli studenti, il prof. De Nicolao ha richiamato l’importanza di un corretto approccio dei media ai dati valutativi sulle università per garantirne una diffusione coerente con la realtà e ha proposto di riflettere su una soluzione apparentemente provocatoria: applicare, a seconda delle circostanze, il criterio della peer review per finanziare le ricerche sulla base della loro importanza oppure quello che prevede di dare a “tutti i soldati” la stessa quantità di munizioni, lasciando loro la possibilità di usarle come meglio credono.

 
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