COLLEGIO UNIVERSITARIO DEI CAVALIERI DEL LAVORO
"LAMARO POZZANI"
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Progetto Ponte, Paulo Uliana: “Il confronto è il sale della convivenza tra culture diverse”
Intervista con l'ingegnere brasiliano, ospite a Roma del Collegio Universitario "Lamaro Pozzani" nell'ambito del Progetto Ponte

“Un Paese coraggioso in grado di risorgere dalle ceneri lasciate dalla seconda guerra mondiale, una Costituzione armoniosa, ma un numero di parlamentari così alto da superare quello del Brasile, che ha però una popolazione 3,3 volte più grande”. E’ questa l’Italia vista con gli occhi di Paulo Uliana, il ventiseienne brasiliano, ospite del Collegio Universitario “Lamaro Pozzani” nell’ambito del Progetto Ponte, giunto alla sua ventesima edizione. L’iniziativa interculturale, nata dalla collaborazione del Collegio dei Cavalieri del Lavoro con l’Istituto Superiore per la Comunicazione e l’Opinione Pubblica – associato alla Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino “Angelicum” – e con la Association of Italian American Educators dello Stato di New York, contribuisce alla diffusione e alla valorizzazione della cultura italiana nel mondo, creando un collegamento diretto tra le due sponde dell’Atlantico.

Ed un’autentica full immersion nella storia, l’economia, la cultura e il diritto italiano è quella toccata a Paulo, “romano” per circa un mese (a partire da fine giugno) insieme con alcuni connazionali e altri studenti provenienti da Argentina e Stati Uniti. I suoi trisavoli, contadini veneti, lasciarono l’Italia a fine Ottocento in cerca di fortuna e approdarono in Brasile. Lui, ingegnere chimico e ora studente del master in Ingegneria meccanica applicata al trattamento delle acque all’Università Federale di Minas Gerais, a Belo Horizonte, chiudendo la valigia dice: “Mi piacerebbe venire a lavorare in Italia”. Lo aspetta l’aereo che lo riporterà a casa, nella sua Venda Nova do Imigrante, nello Stato di Espirito Santo, una città che conserva un legame molto forte con la cultura italiana. Basti pensare che in alcune scuole elementari si insegna l’italiano, il dialetto veneto è ancora molto diffuso e ogni anno organizzano la festa della polenta.

 

Paulo, cosa le ha lasciato questa esperienza?

“Mi ha confermato l’idea che il confronto è il sale della convivenza tra culture diverse. Ho imparato tanto in questo mese. Già ero stato in Italia. A Firenze avevo anche seguito corsi di italiano e di cucina. Ma al Collegio è stato diverso: le tante ore di lezione e le numerose visite alle maggiori istituzioni, Fondazioni e Ong italiane mi hanno offerto un panorama dell’Italia molto più completo. Abbiamo visitato il Parlamento, il Vaticano, gallerie d’arte contemporanea, Cinecittà. Tra gli incontri più interessanti penso a quello organizzato con l’Italian Trade Agency: una miniera di strategie per sostenere il Made in Italy. Insomma, dopo un mese, ho un’idea molto più precisa dell’Italia di oggi”.

 

E cosa ne pensa?

“E’ un grande Paese, in grado di risollevarsi dal disastro del secondo conflitto mondiale e, nel giro di pochi anni, diventare una potenza mondiale. E’ rispettoso dei diritti dei lavoratori e dell’azione dei sindacati ed ha una Costituzione interessante ed armoniosa”.

 

Ha notato anche delle criticità?

“Beh, sì. Mi è sembrato di capire che una delle emergenze è la corruzione della classe politica e, di conseguenza, la disaffezione della gente nei confronti delle istituzioni. D’altro canto, vedo che i cittadini stanno cercando nuovi modi di fare politica, al di là della formula classica destra/sinistra, ormai desueta. E poi, se devo dirla tutta, mi sembra sproporzionato il numero di parlamentari che avete! Ce ne sono più che in Brasile, che ha però una popolazione 3,3 volte superiore”.

 

L’Italia, come anche la sua vicenda familiare racconta, è un Paese che ha conosciuto una forte emigrazione. Quanto le sembra accogliente nei confronti di chi vuole venire a vivere qui?

“Abbastanza, anche se ho sentito opinioni diversi su questo argomento quando, in passato, sono stato al Nord. Illuminante, in proposito, è stato l’incontro organizzato dal Collegio con i vertici della Fondazione Migrantes: in Italia, dei 60 milioni di abitanti, cinque sono stranieri e il loro lavoro, nel 2015, ha rappresentato l’8,8% del Pil. Se ben guidata, l’immigrazione, in un Paese in cui la popolazione sta diventando progressivamente sempre più anziana, può contribuire allo sviluppo”.

 

A proposito di sviluppo, il Brasile si appresta ad accogliere i Giochi Olimpici. Impaziente?

“Le Olimpiadi rappresentano una grande opportunità per il mio Paese per dimostrare di essere in grado di investire nelle infrastrutture e di organizzare un grande evento. Speriamo bene. Io, nel mio piccolo, durante le Olimpiadi lavorerò come volontario in appoggio alla squadra del Regno Unito. Prima di spostarsi a Rio, si alleneranno a Belo Horizonte”.

 

Torniamo per l’ultima volta in Italia. Che ricordo conserverà del Collegio?

“Un ricordo magnifico sia per le persone che ho incontrato, sia per l’idea, sconosciuta in Brasile, di residenze universitarie finanziate non dal pubblico, ma da associazioni di imprenditori. L’istruzione dei giovani non deve essere appannaggio solo del governo, ma anche di chi ha avuto successo e vuole condividerne i frutti, generosamente, con gli altri”.

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